Ogni volta che installi, trasformi o ampli un impianto elettrico in un edificio, devi consegnare al committente la dichiarazione di conformità. È un documento tecnico e legale insieme: descrive cosa hai fatto, con quali materiali, e attesta che il lavoro rispetta la regola dell'arte.
Cos'è la DI.CO. e quando serve
La dichiarazione di conformità è disciplinata dal DM 37/2008, che regola l'installazione degli impianti all'interno degli edifici. La rilascia l'impresa installatrice al termine dei lavori, per gli impianti elencati dal decreto — tra cui, per il nostro settore, gli impianti elettrici, gli impianti di illuminazione e quelli di protezione dalle scariche atmosferiche.
Serve, in pratica, ogni volta che consegni un impianto nuovo, lo trasformi, lo ampli o lo mantieni in modo sostanziale. Non è un'autocertificazione generica: è una dichiarazione con allegati obbligatori e precise responsabilità.
La DI.CO. va consegnata a chi ha ordinato il lavoro. Se il committente è un'impresa, un amministratore di condominio o un ente, verifica chi è il soggetto corretto e chi conserva la copia.
Cosa deve contenere
Il modulo standard prevede, tra le altre cose:
- i dati dell'impresa installatrice e del committente;
- l'indirizzo e l'identificazione dell'immobile e dell'impianto;
- la tipologia dei lavori eseguiti: nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria;
- l'elenco dei materiali e dei componenti utilizzati;
- la dichiarazione che l'impianto è stato realizzato secondo la regola dell'arte e nel rispetto delle norme applicabili;
- la firma del legale rappresentante dell'impresa;
- gli allegati obbligatori.
Il riferimento tecnico più usato per gli impianti elettrici è la norma CEI 64-8, insieme alle norme specifiche dei componenti e alle prescrizioni del committente o del progettista.
Gli allegati: è qui che si perde tempo
La DI.CO. senza allegati è incompleta. Il decreto richiede, come parte integrante:
- lo schema dell'impianto realizzato: non il progetto teorico, ma ciò che è stato effettivamente installato;
- la relazione con la tipologia dei materiali utilizzati;
- la relazione con l'elenco dei componenti.
Per gli impianti di potenza superiore a 6 kW, il progetto deve essere redatto da un professionista iscritto all'albo. Se il progetto esiste già, la DI.CO. deve essere coerente con esso: differenze non documentate diventano un problema in caso di verifica o di sinistro.
La pratica più sicura è raccogliere questi dati mentre sei in cantiere, non a memoria la sera. Foto dei quadri, sigle dei componenti, sezioni dei cavi, schema aggiornato: tutto va ricondotto al documento finale.
Compilare la DI.CO. in sei passaggi
1. Apri una pratica per ogni impianto
Non una DI.CO. per cliente, ma una per impianto e per intervento. Un cliente con due unità immobiliari ha due impianti distinti.
2. Verifica i dati del committente
Ragione sociale o nome, codice fiscale o partita IVA, indirizzo. Un errore qui rende il documento difficile da usare in caso di pratica edilizia o di cessione dell'immobile.
3. Descrivi l'impianto e i lavori
Indica cosa hai realizzato e con quale tipologia di intervento. Se hai eseguito un ampliamento, dillo: non è una nuova installazione.
4. Allega schema e relazioni
Carica lo schema aggiornato, la distinta dei materiali e l'elenco dei componenti. Se usi un modello, controlla che i riferimenti normativi e i campi obbligatori siano quelli corretti.
5. Firma
La firma è del legale rappresentante dell'impresa. Con la firma digitale il documento assume la forma di documento informatico sottoscritto; verifica che il committente accetti quel formato e che il certificato sia valido al momento dell'invio.
6. Consegna e conserva
Consegna la DI.CO. al committente e conservane una copia ricercabile. Non lasciare il PDF solo nella chat del cantiere: tra due anni non lo troverai.
Cosa cambia con la DI.CO. digitale
Compilare in digitale non cambia gli obblighi: cambia il modo di raccogliere, firmare e ritrovare i dati. I vantaggi concreti sono tre.
- Meno ricopiatura. Cliente, indirizzo, materiali e componenti arrivano dal cantiere o dal magazzino, non da un foglio scritto a mano.
- Allegati insieme al documento. Schema, relazioni e foto restano collegati alla pratica, con una versione chiaramente identificabile.
- Ricerca immediata. Quando un cliente o un amministratore chiede una copia, la trovi per indirizzo, impianto o data.
Resta a tuo carico la correttezza del contenuto: il software non decide se l'impianto è a norma. La firma digitale, inoltre, non rende automaticamente valido un documento sbagliato.
Non esiste una scadenza unica valida per ogni situazione. Conserva la DI.CO. e i suoi allegati per tutto il ciclo di vita dell'impianto e per il periodo in cui puoi essere chiamato a rispondere del tuo operato. Chiedi conferma al tuo consulente o alla tua associazione di categoria.
Gli errori che rendono debole una DI.CO.
- Allegati mancanti o generici. Uno schema non aggiornato o una distinta materiali copiata da un altro lavoro.
- Dati del committente sbagliati. Nome, indirizzo o codice fiscale non corrispondenti.
- Tipologia di intervento errata. Un ampliamento descritto come nuova installazione, o viceversa.
- Differenze non documentate rispetto al progetto. Varianti eseguite in cantiere e mai riportate.
- Firma non valida. Documento firmato da chi non ha i poteri, o con certificato scaduto.
- Copia introvabile. Il documento esiste, ma nessuno sa dove sia.
Varianti, ampliamenti e impianti esistenti
Se modifichi un impianto esistente, la DI.CO. deve descrivere l'intervento e lo stato finale. Non basta allegare la dichiarazione originale: serve un documento che racconti cosa è cambiato e che sia coerente con l'impianto che consegni.
Per gli impianti realizzati prima dell'entrata in vigore del DM 37/2008 può essere prevista la dichiarazione di rispondenza, rilasciata da un professionista abilitato in determinate situazioni. Non è un'alternativa libera alla DI.CO.: le condizioni vanno verificate caso per caso.
Prima di consegnare: la checklist
- Dati di impresa e committente verificati.
- Indirizzo e identificazione dell'impianto corretti.
- Tipologia di intervento coerente con il lavoro svolto.
- Schema dell'impianto aggiornato e allegato.
- Relazione materiali ed elenco componenti allegati.
- Progetto presente, se richiesto dalla potenza o dalla tipologia.
- Firma del legale rappresentante valida.
- Copia consegnata e copia conservata e ricercabile.
Puoi stampare la versione sintetica di questa lista dalla pagina Checklist DI.CO., da tenere in furgone o in ufficio.
Come Volty gestisce la DI.CO.
Nel piano Enterprise, Volty permette di compilare la dichiarazione di conformità partendo dai dati già presenti nel gestionale: cliente, cantiere, materiali e componenti. Gli allegati restano collegati alla pratica e il documento si ritrova insieme al resto del lavoro, senza cercarlo tra le email.
Se vuoi vedere il flusso completo — dal rapportino alla DI.CO. firmata — prenota una demo.
Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce il parere di un professionista abilitato, del consulente legale o dell'associazione di categoria. Norme, moduli e procedure possono cambiare: verifica sempre il testo vigente e le indicazioni del tuo committente.